..partiamo da San Pietroburgo con la temperatura di soli 3 gradi ed una neve che fiocca quasi come in inverno. Ci dirigiamo a Nord lungo l’unica strada che percorre la penisola di Kola. Poco dopo la temperatura si alza di qualche grado e la neve si trasforma in acqua ma guidare risulta comunque difficile, l’asfalto scivola sotto le gomme ed il corpo è intirizzito dal freddo. Alle 7 di sera siamo solo a Petrozavodsk, anche se il sole a questa latitudine è ancora alto in questa stagione. Decidiamo di proseguire ancora per qualche centinaio di chilometri al fine di accorciare il tragitto del giorno successivo, la strada scivola sinuosa in mezzo ai boschi di betulle. Ci fermiamo alle dieci di sera in un paesino che sembra essere stato abbandonato disperso nel cuore della Carelia. Non sembra esserci nessun posto dove passare la notte e seguiamo fiduciosi una scritta “hotel”. Dopo alcune curve si entra nel bosco e si raggiunge la sponda di uno dei laghi che punteggiano questa area senza renderci conto che davanti abbiamo l’Onega il secondo lago più grande d’Europa. Prendiamo posto in un cottage costruito interamente con tronchi di legno che sembra essere uscito da una fiaba e subito, visto la bellezza del posto, il programma subisce un ulteriore cambiamento: domani ci fermiamo qui e andiamo a visitare l’Isola di Kizhi ove sopra si erge la Chiesa della Trasfigurazione! Il mattino successivo si parte di buon’ora e dopo 100 km raggiungiamo il minuscolo porto dove due barche preventivamente avvisate ci aspettano, sembrano non potere reggere una traversata di un ora ma è proprio su una di quelle che carichiamo Sandro e la sua carrozzina. Si parte a tutta velocità planando sulla superficie dell’acqua mentre stormi di oche ci passano a pochi metri dalla testa e Sandro non sembra curarsi minimamente di dove lo abbiamo caricato. Dopo un ora si nota la sagoma della chiesa che si staglia all’orizzonte, è spettacolare.. un edificio di 300 anni costruito interamente in legno senza nemmeno un chiodo che lo tenga unito! La vista è esuberante e ripaga pienamente le peripezie fatte per arrivare fino a qua. Anche stavolta abbiamo tenuto fede al nostro motto: DISABILI OVUNQUE!
domenica 17 maggio 2009
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Sandro non si preoccupa certo per andare in barca. Anche se queste vanno veloci Sandro è stato su quelle più precarie che solcavano il Gange a Varanasi.
RispondiEliminaCiao Sandro, continua l'ennesima meravigliosa avventura.
mauro